Come evitare le trappole delle società all’Estero

Al giorno d’oggi, moltissime imprese e liberi professionisti che lavorano in rete si ritrovano a scontrarsi con diverse difficoltà.

Da una parte c’è la questione della pressione fiscale, che aumenta ogni giorno di più e va, piano piano, a stritolare le finanze e la liquidità dell’impresa.

Dall’altra, c’è la burocrazia: complicata ed infinitamente lenta, che fa perdere tantissimo tempo e finisce per soffocare l’attività sotto montagne di carta.

Queste e altre difficoltà del sistema burocratico-fiscale italiano portano le persone a valutare delle alternative, per fare in modo di potersi dedicare maggiormente a ciò che conta davvero della propria attività.

Anche tu, probabilmente, sei in cerca di soluzioni a questi problemi che ti assillano giorno e notte e hanno trasformato il piacere di svolgere la tua attività in una pena.

Una delle risposte che dovresti aver trovato è proprio aprire o trasferire la tua azienda all’Estero.

Sfatiamo alcuni miti

Innanzitutto, sfatiamo alcuni dei falsi miti più comuni in rete che scoraggiano l’apertura all’Estero della propria società.

1) Non posso proprio aprire all’Estero!

Sancita dal Parlamento Europeo, vige la libertà di stabilimento: questo significa che se hai un business in un Paese hai perfettamente diritto a condurlo liberamente anche in un altro, sia su base continuativa che temporanea.

A maggior ragione se hai ditta individuale o un’azienda che opera online con la vendita di servizi, consulenze ed infoprodotti digitali.

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2) Ma così è esterovestizione!

Di fatto, puoi sempre gestire business all’Estero.

Diventa un problema per lo Stato Italiano nel caso in cui tu non gli dia anche una residenza fiscale Italiana aggiuntiva, sulla quale dovresti per l’appunto pagare le tasse.

Ecco quindi le condizioni che dovresti soddisfare per dimostrare che la tua società non si sta macchiando di esterovestizione:

  • avere mantenuto all’estero la propria sede dell’amministrazione;
  • esercitare all’estero un’effettiva attività commerciale, industriale, di servizi;
  • avere costituito, oltre frontiera, un’idonea organizzazione di uomini e mezzi necessaria per lo svolgimento della propria attività;
  • non essersi insediata all’estero per motivazioni esclusivamente fiscali;
  • non essere qualificabile come una struttura di puro artificio, in linea con gli indicatori all’uopo diramati da parte dell’Agenzia delle entrate, con la circolare 51/E/2010.

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3) Come si applica se ho un’attività online?

Se per le società che vendono prodotti fisici viene fatto riferimento al PEM, il Place of Effective Management (luogo di gestione effettiva, ossia la sede di direzione strategico-operativa), per quelle online non c’è una vera indicazione di riferimento internazionale, ma la verifica è affidata alle singole amministrazioni fiscali nazionali.

Questo significa che i vantaggi per le attività online sono ancora maggiori e fruibili rispetto alle limitazioni imposte a quelle di altre tipologie.

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Dopo aver sfatato alcuni dei miti che di solito bloccano la persone che vorrebbero
aprire una società all’Estero, c’è un altro punto importante da prendere in considerazione…

Paese che vai, idioma che trovi

Naturalmente, aprendo in un altro Paese dovrai confrontarti con le autorità in una lingua diversa dalla tua lingua madre.

Questo passaggio solitamente genera molto stress per la persona, oltre alle incertezze anche nel caso in cui si tratti di una lingua che conosce già.

In pochissimi casi si è in grado di affrontare questo passaggio autonomamente: nei restanti bisogna affidarsi ad agenzie del luogo di cui si finisce per dipendere completamente, con tanti saluti alla trasparenza.

Tutte le difficoltà che ti abbiamo descritto sono i motivi che ci hanno spinto a creare il servizio Apri in Estonia.

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  • aprire la tua azienda in uno dei migliori Paesi a livello fiscale del mondo
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  • utilizzare la tua lingua madre senza dover affrontare un linguaggio giuridico che non conosci

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